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Vintage & Me: Mavie Da Ponte

Welcome to a brand new feature to the I Can Tell By The Moon blog: Vintage & Me, where I will be asking inspiring and stylish women from Ireland and abroad about their personal relationship with vintage. I hope you will enjoy reading their experiences and that their answers will inspire you on your own personal aesthetic journey.


I couldn't be happier to start this new recurring feature by introducing my first guest, Italian fiction writer Mavie Da Ponte. This shop is inspired by many muses, but if I had to dream up one, it would be Mavie! Writing and sipping coffees between Puglia and Paris, she is a poetic wide-eyed creature of distinctive style as well as imagination, tenderness, and talent. Here are her answers, enjoy.


Mavie Da Ponte - Photo Credit: Angela Di Paolo

1) How would you describe your personal style?

Out-of-time. I would describe my personal style with this word: I enjoy mixing classic if not thoroughly vintage style with contemporary details - a pair of colourful shoes, a brooch, a bag. The reason is I have a deep obsession for stories and, to me, it's always essential to be narrating something. This also goes for what I wear: it's my way of existing in the world. I don't love talking about myself, so I prefer to talk about something else and to do it telling stories. Clothes greatly assist me in this as they allow me to move between worlds, and afford me the feeling of living inside a movie or a novel, but never as a disguise. To me clothes represent protection: they are a way to say 'me' without revealing too much, while staying true to myself.

IT: Come descriveresti il tuo stile personale?

Fuoritempo. Descriverei il mio stile personale con questa parola: mi piace mescolare uno stile classico, quando proprio non vintage, con dettagli contemporanei – un paio di scarpe colorate, una spilla, una borsa. Il motivo è che ho una vera ossessione per le storie e, per me, è sempre importante raccontare qualcosa, anche attraverso ciò che indosso: è il mio modo per stare al mondo. Non amo parlare di me, quindi preferisco parlare d'altro e farlo attraverso le storie. Gli abiti, in questo, mi sono di grande aiuto: mi permettono di passare da un mondo a un altro, mi danno la sensazione di abitare un film o un romanzo, ma non come un travestimento. Gli abiti, per me, sono una protezione, sono un modo per dire “io” senza svelarmi troppo, e restando fedele a me stessa.



2) How and when did you first discover vintage?

As a teenager, without a doubt. Like everyone else at that age, I had a strong desire to discover my identity, to understand it and to bring it to light. Naturally I didn't have much of a budget, so I started browsing second-hand market stalls and vintage shops between Puglia and Paris. My discovery of vintage therefore, at least at the beginning, was unconscious: I would wear a Fendi foulard without truly understanding its inherent value, a Cacharel bag, picked up at some point from either family or acquaintances, 70s miniskirts purely because they fit my size and made me feel comfortable. Growing up I was drawn to dressing like the heroines of Nouvelle Vague cinema, so I started researching, cutting out and saving images, collecting photos and ideas: vintage, by that point, had become a necessity.

IT: Come e quando hai scoperto il vintage per la prima volta?

Da adolescente, senza dubbio. Come tutti, a quell'età, avevo un forte desiderio di scoprire la mia identità, di comprenderla e di portarla alla luce; naturalmente, non avevo grandi mezzi economici, così ho incominciato a curiosare tra le bancarelle di seconda mano e nei negozi vintage, tra la Puglia e Parigi. La mia scoperta del vintage, quindi, perlomeno in un primo momento, è stata inconsapevole: ho indossato un foulard di Fendi senza comprenderne davvero l'importanza, una borsetta Cacharel, ereditata da chissà quale passaggio di mano in mano tra famiglia e conoscenti, delle minigonne degli anni '70 solo perché erano perfettamente della mia taglia, e mi facevano sentire a mio agio. Poi sono cresciuta e ho incominciato a volermi vestire come le eroine del cinema della Nouvelle Vague, così ho incominciato a fare ricerca, a ritagliare immagini, a collezionare fotografie e spunti: il vintage, in quel caso, era diventato una necessità.



3) What is your favourite vintage era and why?

I'm not sure if we can call it an era as such, but I'll tell you this: I would have loved to have lived in a Godard movie, dressed like Anna Karina in Alphaville or Bande à part, or to feel part of a Rohmer movie. I don't think it's just a question of fashion or of clothing: what I love is the entire aesthetic system of that cultural era, the careless freedom only just earned by women and manifested in every detail, notwithstanding its fragility in the present.


IT: Qual e' la tua epoca vintage preferita?

Non so se possiamo davvero definirla un'epoca vintage, ma ti rispondo così: mi sarebbe piaciuto vivere in un film di Godard, vestire come Anna Karina in Alphaville o in Bande à part, oppure sentirmi parte di un film di Rohmer. Non credo sia solo una questione di moda e di abiti: a piacermi è l'intero sistema estetico di quest'epoca culturale, la libertà scanzonata appena conquistata dalle donne, e manifestata in ogni dettaglio, nonostante la fragilità di tutto ciò ch'è recente.



4) What is your favourite vintage piece you own?

I hesitated for a long time with a pair of 1940s 9kt gold earrings, dear to me as they represent striving for beauty at a time where beauty was hard to find. But I will answer that my favourite vintage piece is a blazer by Emanuel Ungaro from the 80s. Black, with a perfectly clean cut, with wide shoulders and coming in at the waist. I love wearing it because it makes me feel like a different character from everyday me, yet perfectly in line with my ideas. I choose to wear it when I need a bit of courage, or reassurance, such as when in Rome I had to face my first TV interview to promote my new novel.


IT:

Qual e' il capo vintage preferito che possiedi?

Ho esitato a lungo con degli orecchini in oro 9 kt degli anni 1940, che mi sono cari perché rappresentano uno sforzo di bellezza in un'epoca in cui la bellezza non era più così evidente, però ti rispondo che il mio pezzo vintage preferito è un blazer di Emanuel Ungaro degli anni '80. Nero, dal taglio pulitissimo, dalle spalle ampie, segnato in vita. Mi piace indossarlo perché mi fa sentire un personaggio diverso dalla me quotidiana, eppure perfettamente aderente alle mie idee. Lo scelgo quando ho bisogno di coraggio, o di fiducia, come quando, a Roma, ho affrontato la mia prima intervista televisiva, per la promozione del mio romanzo.



5) What are 3 timeless wardrobe pieces you recommend?

I believe that timeless pieces can change a lot from person to person, perhaps there are no universal ones. Mine are: a square silk scarf, which I wear across the seasons, a good quality beret (I never leave the house without a hat, and the beret is among my favourites, particularly in its structured style), a pair of high waisted trousers, ideally sartorial: the 'masculin-féminin' style is full of narrative possibilities.


IT:

Tre capi senza tempo - quali consiglieresti?

Credo che i capi senza tempo cambino tanto da persona a persona, forse non ce ne sono di universali. I miei sono: un carré di seta, che indosso in tutte le stagioni, un basco di buona fattura (non esco mai senza un cappello, e il basco è tra i miei preferiti, soprattutto nella sua variante rigida), un paio di pantaloni a vita alta, possibilmente sartoriali: lo stile “masculin-féminin” è pieno di spunti narrativi.



 

"Mi chiamo Mavie Da Ponte e sono una scrittrice. Non è facile raccontare storie, quando si è nati vicino al mare, come me, e quando si ha alle spalle un lungo percorso di studio della letteratura, ma ho sempre saputo che, prima o poi, avrei fatto questo: la narrazione è la mia dimensione naturale. Non soltanto attraverso le parole." My name is Mavie Da Ponte and I am a writer. It's not easy telling stories, when you're born beside the sea like I was, and when you have behind you a long course of study in literature. But I've always known that, sooner or later, this is exactly what I would've done: telling stories is my natural dimension. Not solely told through words.


Her first novel, Fine Di Un Matrimonio, is out now from Marsilio Editori.


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